Il vino Cirò sa di antico, sa di Grecia e di quei coloni che sbarcarono sulle coste calabresi, decidendo che le distese di Sibari e Crotone fossero il luogo adatto per far crescere il vitigno “Krimisa” o “Cremissa” che fonti attendibili considerano l’antenato dei vitigni attualmente coltivati.

“Krimisa” sembra fosse talmente apprezzato dall’antichità da essere considerato il “vino ufficiale” delle Olimpiadi, offerto ai vincitori delle competizioni. L’antica tradizione che vorrebbe il “Krimisa” antenato del Cirò, venne ripresa nel 1968 in occasione dei Giochi Olimpici tenutisi a Città del Messico, offrendo a tutti gli atleti impegnati nelle competizioni, come gesto evocativo del passato, appunto il vino calabrese.????????????????????????????????????

Ma cosa significa oggi Cirò? Se ne parla con Sergio Arcuri, il “vignaiolo” moderno che fa della tradizione il suo punto di forza.

«Il vino Cirò oggi è in netta ripresa, ma nell’arco di diversi decenni dopo un iniziale riscontro che l’ha elevato a prodotto di rilievo nel settore, tanto da essere appellato come il “Barolo del Sud”, ci si è cullati prediligendo, a mio parere, l’aumento del numero delle bottiglie con una flessione importante della qualità. La questione Cirò è quella, appunto, di essere passati da vino di pregio a vino base e di questo il mercato si è accorto.

Un territorio legato a doppio filo con il “suo Principe” il Gaglioppo di cui il significato e i pregi negli anni ottanta e novanta si sono un po’ persi. Ma il rilancio è in atto e si è avviato con il riconoscimento della DOC nel 1989. Il Disciplinare identifica il Rosso, Rosato e Bianco e affinché il vino possa fregiarsi della denominazione DOC, deve essere prodotto e vinificato nei territori dei comuni di Cirò, Cirò Marina e in parte dei comuni di Melissa e Crucoli. A quei vini provenienti da uve prodotte e vinificate nei territori comunali dei paesi di Cirò e di Cirò Marina il Disciplinare riserva inoltre la qualifica aggiuntiva di “Classico”.

Tutto questo nel tempo ha conferito maggiore consapevolezza nei produttori e, nonostante nel 2011 il disciplinare prevedesse fino al 20% di altri vitigni che non fossero Gaglioppo, c’è stata una reazione da parte di alcuni vignaioli e Sergio Arcuri è uno di loro, i quali hanno preferito l’interpretazione più tradizionale e autentica del territorio attraverso l’utilizzo del Gaglioppo in purezza.

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«Noi siamo i vignaioli di Cirò, coltiviamo l’uva e curiamo la vigna. Per quanto riguarda la mia famiglia siamo conservatori, noi crediamo nel Gaglioppo e interpretiamo il vitigno per com’è, per ciò che può dare. Per noi l’obiettivo è dimostrare che con il Gaglioppo si possono fare grandi vini: partire da un’uva di qualità, puntare sulle caratteristiche che questo vitigno ha, i suoi tannini, assolutamente un pregio e stare molto attenti ai tempi di cui necessita questo vino per maturare. D’altronde i grandi vini hanno bisogno di tempi lunghi e non tutti
sono disposti ad aspettare! Noi abbiamo intrapreso questa strada e sembra che sia quella giusta. Sporcarsi le mani di terra e curare la materia prima è la base da cui partire e tutto è una conseguenza. Questo chiaramente va ad influire sul prezzo».

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Sergio Arcuri è esponente della corrente dei produttori di vini naturali, un modo di interpretare autenticamente il territorio dove la mano dell’uomo è limitata al vino al quale non si aggiunge e non toglie nulla.

«Tanti e diversi i giudizi sui vini naturali, io mi reputo un vignaiolo che fa un vino artigianale. L’uomo deve seguire il prodotto e fare i passaggi giusti, ma ovviamente non abbandonarlo a se stesso. Partire da una materia prima eccellente che a quel punto la si può solo rovinare, lavorando male! I componenti sono l’uva e un minimo di solforosa senza la quale non si può conservare il vino per troppo tempo. In dosi giuste ovviamente».

IL MARINETTO 2014 ( Gaglioppo biologico 100%)

Descrizione: È un sottile velo di cipolla sfavillante di riflessi solari. Incantevoli intrecci olfattivi, pennellate di fiori di pesco, leggere nuance di rose e salvia che poi si fondono in mela annurca, mandarino dolce e fico d’india. Sorso di grande pregio, suadentemente fresco e caldo, rallegrato da echi di frutta e erbe di campo, per un finale graduale che entusiasma. Alberello, vinificazione e poi maturazione in cemento per 9 mesi. Punteggio: 90; Abbinamento: Ziti con sugo di pomodoro, melanzane e mozzarella.

ARIS 2012 (Gaglioppo biologico 100%)

Descrizione: Decisamente vivo e trasparente. Reminiscenze di tradizione che evidenziano le note fruttate fresche di ciliegia e salvia, le spezie dolci e il pepe, una fugace mineralità in chiusura. In bocca il vino ha tannino vibrante ed una delicata freschezza che si accompagnano verso un finale composto. Punteggio: 85; Abbinamento: Spezzatino di manzo con purea di castagne.

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